Ero determinata a mettere fine a quella situazione.

Dovevo assolutamente trovare un nuovo posto dove vivere, un luogo in cui potermi sentire finalmente a casa.

La convivenza nel mio appartamento era diventata insostenibile: ogni giorno portava con sé nuove discussioni, nuove tensioni e nuovi problemi da risolvere.

Non era questo che mi aspettavo dalla mia esperienza Erasmus.

Sapevo che trasferirsi all’estero avrebbe comportato delle difficoltà. Non mi aspettavo certo che tutto fosse semplice o perfetto.

Ma quello che stavo vivendo andava ben oltre i normali ostacoli dell’adattamento a una nuova città e a una nuova università.

Così ho iniziato a informarmi sulle possibili alternative.

Una delle opzioni era trasferirmi a Bežigrad, un altro complesso di dormitori universitari situato in una zona più periferica di Lubiana.

L’idea non mi entusiasmava.

Avrebbe significato ricominciare da capo, riorganizzare tutta la mia quotidianità e, soprattutto, allontanarmi dalle amicizie che avevo iniziato a costruire nelle prime settimane.

Nonostante tutto, ero pronta ad accettare quella soluzione.

Sentivo che non avevo altra scelta.

Avevo persino contattato una studentessa che viveva a Bežigrad e che si era resa disponibile ad accompagnarmi per un sopralluogo e mostrarmi la struttura.

Poi, quando ormai mi stavo preparando all’ennesimo cambiamento, è arrivata la notizia che ha ribaltato tutto.

Si era liberata una stanza proprio nel dormitorio in cui già vivevo.

Non avrei dovuto lasciare il quartiere, cambiare abitudini o allontanarmi dalle persone che avevo conosciuto.

Mi sarebbe bastato cambiare stanza.

Dopo diverse richieste e sollecitazioni, è finalmente arrivata l’autorizzazione ufficiale.

Nel giro di meno di tre ore avevo già completato il trasloco.

Probabilmente il trasferimento più veloce della mia vita.

Quando ho chiuso per l’ultima volta la porta del vecchio appartamento ho provato un enorme senso di liberazione.

La nuova stanza si trovava all’estremità opposta del corridoio, lontana da quella precedente.

Il mio nuovo coinquilino era un ragazzo della mia età affetto da distrofia muscolare.

Si muoveva utilizzando una carrozzina elettrica che controllava tramite joystick.

Fin dalla nostra prima conversazione ho capito che avevo davanti una persona completamente diversa.

Era tranquillo, riservato e soprattutto disposto a dialogare e a trovare compromessi per rendere la convivenza serena per entrambi.

Sembrava una cosa banale, ma dopo settimane trascorse a difendere continuamente il mio spazio e la mia autonomia, quella disponibilità mi colpì profondamente.

Per la prima volta dal mio arrivo a Lubiana sentii di poter abbassare la guardia.

Finalmente avevo trovato un ambiente tranquillo, rispettoso e accogliente.

Un posto in cui poter vivere senza tensioni quotidiane, concentrarmi sull’università e godermi davvero la mia esperienza Erasmus.

Dopo settimane difficili, avevo la sensazione di poter finalmente ripartire.