Equilibri spezzati
Avevo appena iniziato il mio Erasmus, ma avevo già dovuto affrontare alcune difficoltà di assestamento per dare inizio alla mia nuova vita universitaria a Ljubljana.
Mi ero organizzata in modo piuttosto semplice: avrei utilizzato il mio Triride per la maggior parte degli spostamenti.
Si tratta di un dispositivo elettrico, alimentato da una batteria al litio, che si aggancia alla carrozzina e permette di muoversi più rapidamente.
Era la soluzione ideale per raggiungere l’ospedale e le diverse sedi universitarie, soprattutto perché mi garantiva una grande flessibilità.
Non dovevo infatti dipendere dagli orari del servizio di trasporto dedicato, che spesso non coincidevano con quelli effettivi delle lezioni e, soprattutto, con i continui cambiamenti imposti dai professori.
Per le ultime due settimane di settembre e la prima di ottobre mi ero quindi affidata completamente al mio Triride.
Ad aiutarmi c’era anche il mio assistente, un ragazzo indiano, che aveva il compito di accompagnarmi alle lezioni e, più in generale, nei miei spostamenti in città.
Non conoscevo ancora bene le strade di Ljubljana e questo rappresentava per me una fonte di disagio, anche perché vivevo piuttosto lontano dalla zona dell’ospedale.
Tutto stava andando per il meglio.
Avevo appena concluso la mia prima settimana di neurologia ed ero pronta ad affrontare la seconda quando accadde l’impensabile: si ruppe la batteria del Triride.

Il mercoledì nero e il traffico di Lubiana
Era un mercoledì mattina.
Come ogni giorno, provai ad accenderlo, ma non diede alcun segno di vita. Andai immediatamente nel panico.
Ero già in ritardo e non ero minimamente preparata a un inconveniente del genere.
Non avevo alternative: dovevo prendere la macchina e andare comunque a lezione.
Guidare a Ljubljana non era semplice. Non conoscevo ancora bene le strade, ero poco abituata alla viabilità della città e al traffico intenso che la caratterizzava.
Nonostante tutto, me la cavai abbastanza bene e riuscii ad arrivare in tempo.
Inoltre, grazie a un accordo con il portinaio, avevo ottenuto l’accesso a un parcheggio vicino alla sede delle lezioni, un enorme vantaggio considerando che il vero problema di muoversi in auto a Ljubljana è trovare parcheggio.
Nelle settimane successive mi resi presto conto di quanto fosse costoso.
Ricordo che un giorno, per trascorrere appena tre ore a studiare nella biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza, pagai ben 16 euro di parcheggio.
Una cifra assurda, soprattutto considerando che avevo lasciato l’auto nel parcheggio di un supermercato.
Purtroppo, finché il Triride rimase fuori uso, dovetti confrontarmi quotidianamente con questa realtà.
Se volevo continuare a gestire la mia vita universitaria in modo indipendente, non avevo molte altre possibilità.
Nel frattempo mi ero già attivata per organizzare la riparazione del dispositivo presso un centro specializzato sloveno.
La spesa sarebbe stata considerevole, ma non mi importava: il mio unico obiettivo era riaverlo funzionante il prima possibile.
Il Triride rendeva i miei spostamenti infinitamente più semplici e mi garantiva un livello di autonomia che, senza di lui, era difficile mantenere.
L’altra faccia della medaglia: la coinquilina da incubo
Come se non bastasse, proprio in quelle stesse settimane avevo ormai raggiunto un punto di non ritorno con la mia coinquilina da incubo.
Lo sentivo chiaramente: era determinata a continuare a mettermi i bastoni fra le ruote.
Non le bastava imporre le sue regole; sembrava avere bisogno di sentirsi legittimata nei suoi comportamenti, spesso al limite dell’assurdo.
Nonostante tutto, cercavo di non lasciarmi abbattere.
Passavo la maggior parte delle giornate fuori casa, così da ridurre al minimo le interazioni e le tensioni.
Era però una soluzione temporanea, destinata a non durare.
Di lì a poco avrei capito che esisteva una sola vera soluzione a quel problema: fare le valigie ed andarmene.