Il divario tra il sogno e la (dura) realtà burocratica
Sapevo che sarebbe stata dura, ma niente di quello che sto per raccontarvi si avvicina a quelle che erano le mie aspettative.
Sin dall’inizio del mio percorso universitario, l’Erasmus è stato un chiodo fisso. Non avevo grandi esperienze di viaggio alle spalle, ma la voglia di avventura era più forte di tutto, così come il desiderio di inseguire il mio sogno: studiare Medicina. L’Erasmus sembrava il compromesso perfetto.
Tuttavia, insieme all’entusiasmo, si insinuava una paura costante. Un “piccolo” dettaglio che avrebbe dettato le regole del gioco: la mia disabilità.
La Scelta della Meta (o come ChatGPT mi ha mandato in Slovenia)
Come ogni brava Gen Z, ho chiesto aiuto alla tecnologia. Ho interrogato ChatGPT per filtrare le mete offerte dall’Università di Udine basandomi su tre criteri fondamentali:
- Lontananza da casa (gestibile).
- Accessibilità della città.
- Costo della vita.
Il verdetto è stato Lubiana. Sembrava la scelta più promettente: una città premiata per l’accessibilità, descritta da numerosi articoli come un modello di inclusione. Dopo vari ripensamenti, l’ho inserita come prima scelta, sperando nella graduatoria.

Il Primo Ostacolo: L’Esclusione Accademica
Appena uscita la graduatoria (ero idonea!), ho attivato subito la “modalità organizzazione”, fondamentale per chi vive una disabilità. Ho contattato la referente Erasmus per giocare d’anticipo sui corsi. La risposta iniziale è stata incoraggiante: avrebbe informato i docenti della mia condizione per garantire un percorso fluido.
Purtroppo, la doccia fredda è arrivata poche settimane dopo. La referente mi ha informato che non tutti i corsi erano accessibili. La notizia peggiore? Avrei dovuto rinunciare al corso di Psichiatria, fondamentale per il mio curriculum.
In quel momento mi sono sentita penalizzata per il solo fatto di essere disabile. L’accessibilità non dovrebbe scegliere quali materie posso o non posso imparare. Nonostante questo boccone amaro, ho deciso di non mollare e proseguire con l’application.
Caccia all’Alloggio: Un’Impresa (quasi) Impossibile
Per fortuna ho conosciuto un’associazione studentesca locale per disabili, che si è rivelata preziosa, specialmente per il tasto dolente: la casa. Trovare un alloggio accessibile a Lubiana da privata si è rivelato impossibile:
- Gli appartamenti accessibili erano inesistenti.
- Le poche opzioni vagamente adatte avevano costi esagerati.
Dopo svariate mail e trattative, sono riuscita a farmi accettare nel dormitorio di Rožna Dolina. Parliamo di un quartiere studentesco con più di 14 edifici, ma solo uno di questi è effettivamente accessibile. Sono riuscita ad ottenere una stanza lì per il rotto della cuffia.

Il “Prezzo” dell’Inclusione
Grazie all’associazione locale, ho scoperto che avrei potuto richiedere un contributo aggiuntivo per coprire le spese extra legate alla mia disabilità (sedute di fisioterapia, idrokinesi, assistenza personale). Una notizia fantastica, sulla carta.
Quando ho chiesto alla mia università come accedere a questi fondi, la risposta è stata sconcertante: se la richiesta fosse stata accettata, avrei ricevuto i fondi solo al termine del mio Erasmus. Questo significava dover anticipare di tasca mia tutte le ingenti spese per un intero anno.
Qui ho toccato con mano la dura realtà che si nasconde dietro la narrazione dell’inclusione del progetto Erasmus:
In Italia, uno studente disabile può permettersi di vivere l’esperienza Erasmus solo se ha già una solida disponibilità economica alle spalle. In caso contrario, è tagliato fuori in partenza.
Fortunatamente, avendo la possibilità economica di sostenere queste spese anticipate, ho deciso di proseguire. Ad agosto sono partita per un sopralluogo a Lubiana, per vedere con i miei occhi l’università e il dormitorio, pronta a sfidare il sistema.
Cosa ne pensi? Ti sei mai scontrato con una burocrazia che sembrava fatta apposta per farti desistere? Scrivimelo nei commenti o contattami: la tua storia merita di essere ascoltata.